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33° Convegno Internazionale

33° CONVEGNO INTERNAZIONALE
"Questi è il Figlio mio, l'eletto; ascoltatelo" (Lc 9,35)

Il XXXIII Convegno della Comunità Maria viene introdotto dall'editoriale di Don Fabio pubblicato nel numero 1, anno 2009 della Rivista «Comunità Maria».

Gesù è il vero roveto ardente. In Lui più di tutti arde il fuoco dello Spirito, Lui più di tutti è il segno vivente della presenza di Dio nel mondo, colui davanti al quale togliersi i calzari (biblicamente parlando, il segno dell'autorità, della dignità, presentarsi scalzi equivale a sottomettersi, a riconoscersi servi).

Ciò che accade nel momento della trasfigurazione è precisamente questo, che Gesù permette ai suoi di vedere, attraverso il velo della carne, ardere questo fuoco, ovvero la presenza di Dio in Lui. Da qui il riconoscimento solenne: questi è mio figlio l'eletto (Lc. 9,35). Ma in verità in ciascuno di noi battezzati arde il medesimo fuoco dello Spirito, su ciascuno di noi è stata pronunciata la medesima parola, e sebbene il velo della carne nasconda, a volte anche pesantemente, questa luce, tutti noi siamo questo roveto ardente, almeno potenzialmente, e se guardassimo ai nostri fratelli con gli occhi della fede, se fossimo capaci di discernere al di là del peccato e del velo di carne la presenza di Dio, dovremmo toglierci i calzari l'uno di fronte all'altro, riconoscendoci l'un l'altro come servi (cfr. Gv.13,12-20).

Questo è il presupposto di qualsiasi comunità cristiana, e ancor di più di una comunità carismatica: riconoscere la presenza di Dio nel fratello, riconoscere il suo essere roveto ardente. Se davvero vogliamo essere Comunità, dobbiamo partire da qui, da questo credito di fiducia reciproca, che ci fa dire l'uno dell’altro: "Ecco il figlio di Dio l'eletto"!

Quando invece il peccato o il velo della carne coprono questa presenza, rendendo "opaco" il nostro fratello, impedendogli di brillare di quella luce, cosa fare? Allora dobbiamo sentirci responsabili per lui. Allora il nostro primo dovere sarà quello di far risplendere la luce divina attraverso il velo. Di aiutarlo a far emergere la luce di Colui che abita nel suo profondo, più intimo a lui di se stesso, e che forse lui nemmeno conosce.

Quando Mosè vede il roveto ardente bruciare il suo primo pensiero è stato "voglio avvicinarmi". Anche in noi deve esserci lo stesso desiderio di avvicinarci, ovvero di "farci prossimi". Avvicinarci a Gesù, sempre di più, per poterlo ascoltare sempre meglio, avvicinarci al fratello, sempre di più, per poterlo meglio servire. Non si può ascoltare a distanza e non si può servire a distanza! Servire e ascoltare presuppongono lo stesso movimento, che è una disponibilità ad uscire da se stessi, a mettere da parte i propri pregiudizi, le proprie paure, abbassare gli schermi difensivi e mettersi a disposizione.

Non per nulla Dio si rivolge a Mosè solo perché lui ha accettato di avvicinarsi (Cfr. Es. 3,4). L'ascolto di Dio non è mai solo passivo, implica invece sempre un'adesione da parte nostra, una ricerca, un "avvicinarsi" appunto che rende possibile a Dio di incontrarci. Forse è proprio questo il maggiore ostacolo che ci impedisce di ascoltare la parola di Dio, il fatto cioè di non essere disponibili ad "avvicinarci" alla Parola.

In questo mondo, pieno di parole e di messaggi, la Parola di Dio suona flebile e appena intelligibile, mentre scrivo questo articolo sono a New York ed osservo come le chiese sembrano scomparire, ingoiate tra i grattacieli che le superano da tutte le parti. Le "parole" della ricchezza e del potere sembrano prevalere su tutto, ed è molto più facile ascoltare quelle che la Parola di Dio.

Sembra una perfetta metafora del nostro tempo. Forse allora l'unico modo che ha Dio per comunicare con noi, per trasmetterci l'urgenza del suo messaggio, perché questo non sia omologato e massificato in questa overdose quotidiana di informazioni che subiamo, è quello di scegliere il linguaggio della piccolezza contro la mitologia della grandezza, del sussurro contro le grida, della modestia contro lo sfarzo, in modo da costringerci così ad avvicinarci.

Insomma, in una parola, Dio ci parla sottovoce, se davvero vogliamo ascoltarlo dobbiamo far tacere tutte le altre "parole" e farci strada attraverso le false immagini e i pensieri fuorvianti che si affollano in noi, per presentarci al suo cospetto, di fronte al Figlio amatissimo, che è il vero roveto dove arde la Parola di Dio. Se sapremo far questo però permetteremo alla Parola di ardere anche dentro di noi (Cfr. Ger. 20,9), proprio la qualità del nostro ascolto permetterà al fuoco dello Spirito di superare il velo della nostra carne facendo anche di noi dei roveti ardenti. Allora anche noi diventeremo un segno per il mondo e attraverso di noi la Parola di Dio potrà incendiare il mondo con la forza del Vangelo.

Primo giorno
Secondo giorno
Terzo giorno
Quarto giorno
Primo giorno

23 APRILE - PRIMO GIORNO DI CONVEGNO

Anche quest'anno il Signore ci ha raccolti sotto la tenda del Palaterme di Fiuggi per vivere con Lui la profezia del 33° Convegno della Comunità Maria. "Questi è il Figlio mio, l'eletto; ascoltatelo" (Lc 9,35)

Alle spalle del palco l'icona del Convegno: un alto monte che si staglia contro il cielo. “Tutto quello che è importante nella Bibbia avviene su un monte - esordisce don Fabio - Salire vuol dire staccarsi dalla terra, separarsi da ogni peso della vita.
Per intraprendere questa salita abbiamo bisogno del Signore che con la sua benedizione viene a trasformare in desiderio di Lui ogni cosa che vorrebbe allontanarci da Lui. Chiediamo al Signore un cuore nuovo; lo chiediamo con fede. Ne abbiamo bisogno per salire il monte e rispondere alla Sua chiamata." 
"Vieni a me, popolo mio - dice il Signore - sali a me, sono io che ti chiamo". Il Signore accoglie la nostra preghiera, ci immerge nella sua benedizione e conferma con la sua parola. "Non temere, terra, ma rallegrati e gioisci, poiché cose grandi ha fatto il Signore. ... Voi riconoscerete che io sono in mezzo ad Israele, e che sono io il Signore vostro Dio, ..." (Gioele 2, 21)

Il Signore sta preparando il suo popolo alla venuta dello Spirito Santo.

La celebrazione eucaristica è presieduta da S.E. Mons. Lorenzo Loppa, vescovo della Diocesi di Anagni-Fiuggi, il quale, nell'esprimere la sua gioia di ritrovarsi nella Comunità Maria, ha sottolineato la necessità di forti vocazioni laicali "perchè - ha detto - sono queste che fanno camminare il Vangelo nel mondo".
Nella sua omelia, il Vescovo ha poi sottolineato il valore decisivo della resurrezione che diventa programma di vita. Il Signore ha steso la sua mano sul peccato e sulla morte. I discepoli, inizialmente impauriti, esitanti, si nascondono, ma dopo la Pasqua prendono forza, tanto che Pietro osa affermare nel Sinedrio "Questo Gesù voi l'avete crocifisso, ma il Padre l'ha resuscitato..."
La Pasqua è il segno della potenza di Dio che rovescia la storia dell'uomo, ed è una svolta nella nostra vita… Gesù nella sua vita terrena ha aperto sepolcri di malattia, di morte, di peccato...
Vivere la Pasqua è credere che Gesù tuttora apre i nostri sepolcri; significa tradurre la fede in un nuovo modo di vivere. Essere figli della resurrezione vuol dire ridurre la morte (qualunque essa sia) dentro di noi ed essere testimoni della vita nuova.

Secondo giorno

24 APRILE - SECONDO GIORNO DI CONVEGNO

Preghiera della mattina

Nell'assemblea, questa mattina, si respira un'atmosfera di festosa accoglienza verso le comunità locali convenute sotto la tenda ed un forte spirito di comunione. È bello ritrovarsi e sperimentare che tutti siamo uno in Cristo.
Questo è un giorno speciale per la Comunità Maria: il Signore vuole condurre sul monte il suo popolo eletto e parlargli. L'assemblea lo riconosce Signore, forza, difesa e salvezza.
"Questi è il Figlio mio, l'eletto; ascoltatelo!" davanti alla parola del Padre Gesù tace. Il silenzio è presenza di Dio. 
"Vieni Signore ad allontanare da noi ogni rumore del mondo affinchè possiamo riconoscerti come Cristo. Vieni nelle nostre miserie, nelle nostre malattie, nel nostro peccato, nelle nostre difficoltà, nelle nostre aspettative umane, nelle nostre delusioni. Vieni a riscaldare a liberare ogni cuore. È nel tuo nome santo che noi chiediamo di essere liberati. Tutto si pieghi e si sciolga davanti a te." A questa preghiera Gesù risponde con la sollecitudine e con l'amore di sempre:

"Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà più sete. … e questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo resusciti nell'ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in Lui abbia la vita eterna; ed io lo resusciterò nell'ultimo giorno" (Gv 6, 35-40)

Chi semina con Dio non disperde. Nulla andrà perduto. Lo Spirito ci invita ad assaporare la libertà dei figli di Dio senza alcun timore. Gesù vivo è in mezzo a noi e ci chiama a fare l'esperienza dei discepoli: salire su questo monte e contemplare la sua gloria.


QUESTI È IL FIGLIO MIO, L'ELETTO (relazione di don Fabio Bartoli)

Inseriamo questa profezia nel suo contesto. 

"Circa otto giorni dopo questi discorsi, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare.  …  E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'eletto; ascoltatelo». Appena la voce cessò, restò Gesù solo. (Lc 9,35)

Il Tabor è lo spartiacque tra due grandi periodi: il primo durante il quale Gesù in Galilea opera miracoli e prodigi, cammina sulle acque, guarisce i malati, libera gli oppressi, moltiplica i pani... È come una cavalcata trionfale. In questo clima è facile seguire Gesù. Le folle accorrono sempre più numerose. Poi, dopo il Tabor, Luca annota un piccolo dettaglio che la versione originale così riporta: “Gesù fece la faccia dura verso Gerusalemme” Perchè? Perchè Gesù sa perfettamente che a Gerusalemme andrà a morire.
E allora i suoi discorsi cambiano completamente: diventa esigente coi suoi discepoli e chiede conversione, chiede cambiamento di vita, chiede trasformazione profonda. Di fronte a questo annuncio così duro, ad uno ad uno i discepoli se ne vanno, così alla fine sotto la croce restano Maria e Giovanni. Gesù vede che i suoi cominciano ad allontanarlo, ma continua dritto per la sua strada: non cambia il suo messaggio.

Anche per la Comunità Maria è il tempo di questa transizione dalla Galilea a Gerusalemme. Questo vuol dire passare dal periodo delle folle esultanti al periodo della croce, della spoliazione di sé, della conversione e della trasformazione profonda. È bello il primo periodo, ma non possiamo restare in Galilea. Se Gesù si fosse fermato là avrebbe fatto grandi prodigi, ma non avrebbe salvato il mondo, non avrebbe spaccato in due la storia del mondo. Ora noi siamo chiamati a seguire Gesù e a prendere le nostre decisioni. Non è la prima volta che lo dice, ma ho la sensazione che questo suo invito sia l'ultimo treno e che d'ora in poi il Signore tiri dritto. Sentiamo la drammaticità di questo fatto. Alcuni di noi puntano gli occhi su quelli che in questi anni se ne sono andati. Anche i discepoli fecero così.

Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: "Volete andarvene anche voi?" Gli rispose Simon Pietro: "Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna." (Gv 6, 66)

Oggi Gesù interpella anche noi nello stesso modo. Ad uno ad uno ci guarda negli occhi e ci sfida: il gioco si fa duro, si fa più radicale, la fatica è maggiore, e tu vuoi andartene? Se Gesù non vuole più stare in Galilea, se sta costruendo con noi qualcosa di diverso e vuole portarci in una direzione nuova, come posso rifiutarmi di seguirlo? Io non capisco nulla ma resto perchè tu hai parole di vita eterna.

Se è così prepariamoci ad entrare nella nube. Anche Pietro e i suoi compagni entrarono nella nube sia sul Tabor che nel Getsemani. Ma i loro occhi sono pesanti. Cosa è questo sonno che impedisce di seguire il Signore? È come una resistenza, uno spirito di autoconservazione, non abbiamo il coraggio di dire di no ma neppure di seguirlo. Cosa facciamo? Ci addormentiamo.

Sveglia!!! Il Signore è qui e ci chiede di entrare dentro alla nube.

Che significa la nube? Nell'Esodo la nube è mistero e ci separa. Entrare nella nube significa entrare dentro il mistero, in un territorio sconosciuto e diverso, ed essere diversi agli occhi del mondo. Dentro la nube è nebbia, buio, non conoscenza, e non capisci più nulla di te, della tua vita, della sua direzione. Solo dopo che ascolti e segui le parole che sono la tua vita, la nube si alza perchè hai un riferimento chiaro - la colonna di fuoco -: il Signore ti guida, non c'è più confusione.

Guardiamo l'esempio della tempesta. Gesù scende dal monte, vede la nave in tempesta e le si avvicina camminando sulle acque. Pietro gli va incontro e finchè ha lo sguardo fisso su Gesù cammina anche lui sulle acque, quando ha paura cade. E Gesù lo rimprovera per aver avuto poca fede, perchè quello che fa la differenza non è la forza della tempesta o la nostra fatica, ma il nostro sguardo fisso su Gesù. Così nella nostra nube la differenza è la nostra disponibilità a lasciarci guidare e ad ascoltarlo. Gesù viene proclamato Figlio di Dio in tre momenti speciali, il Battesimo, la trasfigurazione e la crocifissione.

Qui è la voce del Padre "Questi è il Figlio mio, l'eletto; ascoltatelo". Il primo ed il secondo momento sono legati, la trasfigurazione è come un secondo battesimo di Gesù. Così anche noi, tutti noi riceviamo questo stesso Battesimo, anche su di noi è stata proclamata questa parola: "Tu sei mio figlio" nel giorno del battesimo e di nuovo nel buio, nella incertezza, nella non conoscenza, nella nube cioè, torniamo a sentirla. (Attenti: Se non entrate nella nube, o se tentate di uscirne forse starete meglio per un po', ma non guarirete mai.)

Figlio, e non solo: anche eletto. Che Gesù sia l’eletto è scontato, ma è più difficile accettare che anche su di noi c’è una elezione, che siamo stati scelti, privilegiati, perché questo ci chiama ad una responsabilità. "Voi stessi avete visto… come vi ho fatto uscire dall'Egitto.   …   Ora se darete ascolto alla mia voce e custodirete la mia alleanza,
voi sarete per me una proprietà particolare tra tutti i popoli   …   voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa." 
(Es 19, 4-6)

Siamo eletti per questo, per essere un popolo di sacerdoti. Sacerdote vuol dire mediatore, uno che costruisce ponti tra l'uomo e Dio, quindi deve avere due caratteristiche: la prima, deve essere bene agganciato da entrambe le parti, (umana e divina); la seconda, deve lasciarsi calpestare, (i ponti sono fatti per passarci sopra).

Noi siamo stati scelti per essere ben radicati in Dio e nell’umanità e per essere calpestati, per andare sulla croce, per essere in cammino verso Gerusalemme. Lo dice il prologo del Vangelo di Giovanni "venne tra i suoi… a tutti quelli che l'hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio", il potere di essere calpestati ma di costruire ponti, di essere totalmente al servizio di Dio.

Questo è il SI di oggi, il SI del rinnovo delle promesse battesimali; il SI a costruire ponti e ad essere totalmente a servizio del progetto di salvezza. Meglio essere con Gesù sulla croce che a far festa da qualunque altra parte, o continuare a dormire, indecisi se seguirlo o no. Voglio essere, come dice Chiara Lubich, con Gesù abbandonato, è il posto più bello perchè là c'è Gesù. Non so coma sarà il futuro, ma voglio stare con Gesù.

La sorella di don Andrea Santoro ci parla del suo andare a Gerusalemme, ci legge una sua poesia in cui dice che dal suo sacrificio la sua terra fiorirà.


POMERIGGIO

"Le misericordie di Dio non sono finite". Siamo di nuovo alla presenza del Signore per lasciarci guardare dentro, per lasciarci liberare e guarire e rinnovare il cuore. Si realizza per noi la Parola "Gesù lo guardò e lo amò". La nostra anima viene messa a nudo davanti a Dio. È un momento di eternità voluto da Lui che con il suo amore penetra ogni realtà della nostra vita; penetra nelle nostre sofferenze e sottomette la nostra storia. Ci toglie "dalla strada" per farci entrare nel suo Regno.

Rivestiti, o Gerusalemme, la veste del lutto e dell'afflizione, rivestiti dello splendore della gloria che ti viene da Dio    ....    Sorgi, Gerusalemme, sta in piedi sull'altura e guarda verso oriente; vedi i tuoi figli riuniti    ….    Si sono allontanati da te a piedi, ora Dio te li riconduce in trionfo come sopra un trono regale. (Baruc 5, 1-6)

Offriamo a lui con profonda fede e convinzione le nostre impalcature inutili, le nostre giustificazioni perchè sia lui e solo lui a giustificarci, a lavarci, a trasformare con il suo amore i nostri corpi e la nostra vita e fare di noi un tempio santo. Facciamo entrare Cristo in noi con la sua potenza e la sua dolcezza. Con Lui potremo salire quel monte e, rivestiti della luce della sua gloria, vivere per Lui per sempre.

La celebrazione eucaristica è presieduta da S.E.Mons. Gervasio Gestori, che accogliamo con affetto e commozione. Mons. Gestori accompagna il cammino della Comunità Maria da oltre 20 anni, nella buona e nella cattiva sorte. Glie ne siamo infinitamente grati e la sua presenza tra noi ci rassicura.

"Questi è il Figlio mio, l'eletto; ascoltatelo" ripete nella sua omelia mons. Gestori. Come ascoltarlo? Gesù ci parla in tanti modi, anche attraverso i segni. Il più grande di questi segni è quello della mattina di Pasqua: scoppiò un terremoto, la pietra rotolò via ed il sepolcro fu vuoto. Davanti al sepolcro vuoto tre atteggiamenti: Maria Maddalena si mette a piangere; i soldati che erano lì per custodire il sepolcro scappano e dicono menzogne accusando i discepoli; Giovanni vede e crede. Davanti al terremoto c'è chi piange, chi dice menzogne, chi vede e crede. 
Anche tre giorni prima c'era stato un terremoto e di fronte alla Croce, tre atteggiamenti: Maria soffre e piange, gli scribi, i farisei e il cattivo ladrone insultano Gesù, il centurione pagano di fronte ad un uomo che muore in quel modo dice: Veramente costui era figlio di Dio! Chi soffre, chi insulta, chi crede.
Anche in questi giorni l'Italia soffre per il terremoto dell'Aquila. Di fronte a questo vandalo che provoca sofferenza, morte e lutti, ci sono diversi atteggiamenti: qualcuno parla di fatalità e caso, come a dire non capisco e non voglio sapere; qualcun altro chiede "perchè?" Anche Gesù sulla croce ha chiesto Dio mio, perchè mi hai abbandonato, ma poi con fiducia ha consegnato a Lui la sua anima. Anche noi ci chiediamo il perchè di questo segno tragico. Quale senso, quale valore ha? Una povera madre perde due bambini, va dal suo parroco e dice: "Avevo due figli e il terremoto me li ha uccisi, ma io ho consegnato il mio dolore al cuore di Gesù".
Questa donna ha capito il segno del terremoto, quanta fede, quanto coraggio, quanta speranza. Noi da questo impariamo che abbiamo bisogno di Gesù. Un mondo senza Dio è povero, vuoto, senza senso e senza speranza. Chi crede spera e perciò vive. Impariamo ad ascoltare senza pretendere risposte, ma consegniamo a Lui il nostro essere. Occorre compiere un cammino, un'evoluzione verso la speranza. Nasciamo vecchi e dobbiamo andare avanti per diventare come bambini che tutto consegnano al padre con fiducia. In questa eucaristia chiediamo al Signore occhi per vedere, orecchie per ascoltare, un cuore aperto per accogliere.

Terzo giorno

25 APRILE - TERZO GIORNO DI CONVEGNO

Celebrazione Eucaristica presieduta da don Claudio

Giubilate, siate in letizia. Esultate perchè Cristo è veramente risorto. Ed è in mezzo a noi. Ai discepoli disse: "Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura". Questo è il mandato per eccellenza che Gesù dà alla sua Chiesa. 
La salvezza è in mezzo a noi; la morte non ha più potere; il demonio è stretto alla catena e altro non ottiene che farci stringere più a Cristo che è la via, la verità e la vita. La vita è inarrestabile. Abbiamo semmai il bisogno di riscoprire l'evento che ci ha richiamati alla vita.

Sento infatti troppa pacatezza in chi ha incontrato la salvezza e si sente appagato. Sta venendo meno l'entusiasmo di coloro che non hanno paura della morte e che mettono in pratica il mandato "Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura."

Purtroppo questo termine è svilito dal nostro predicare. Noi, infatti, non siamo stati chiamati a predicare noi stessi, soprattutto la Comunità Maria! Se Gesù è il Signore della nostra vita, non ho più paura, ma vado incontro ai poveri ed ai piccoli. Senza considerare che spesso i poveri e i piccoli siamo proprio noi. Attenzione alla superbia! Fatevi umili servi perchè il mandato è anche questo "Andate... nel mio nome scaccerete i demoni, imporrete le mani e i malati guariranno"
Ma perchè così poche guarigioni? Perchè spesso pensiamo di essere noi gli artefici della grazia e questo ci rende ripiegati, tristi e inariditi.
Questo mandato non è solo per il clero, ma è per ognuno di noi. La Parola ci dice anche di farci servi degli altri, senza spadroneggiare o umiliare il fratello. Ecco la differenza che si manifesta quando quel Signore che ho conosciuto rimane vivo in me: così manifesterò a tutti "io non so perchè e come, ma so che ero morto ed ora sono vivo". Non lo predico da un pulpito, ma vado a fasciare le ferite del mio fratello. Ed è questo che converte: da questa testimonianza gli altri vedranno che io sono debole e fragile, ma che sono salvato. 
Siamo chiamati non ad accontentare il fratello, ma a salvarlo e aiutarlo con l'amore, mettendoci noi per primi sotto la potente mano di Dio "Umiliatevi sotto la potente mano di Dio..."
Contro l'umiltà il diavolo non può nulla. È ora di smettere di dire belle parole, ora è tempo di testimoniarle con la nostra vita.
Dopo la comunione segue la contemplazione e l'adorazione eucaristica. Viene esposto il Santissimo e l'assemblea rimane immersa in profonda intimità con il Signore.

I sacerdoti, prostrati davanti a Lui, lo adorano con il cuore aperto. Il Signore stende il suo braccio sui suoi ministri, li immerge nella sua misericordia, li ribattezza e li riveste con la sua grazia, li nutre e li riconferma in un ministero sacerdotale sempre più fecondo. I sacerdoti vivono una rinascita nello spirito che dà senso e vigore nuovo al loro mandato. Dall'altare si irradia su tutta l'assemblea un potente spirito di guarigione e di liberazione, quando Gesù chiama attorno a sé tutti i malati. Una folla si appresta all'altare, si prostra e lo adora con la piena consapevolezza di trovarsi di fronte a un Dio vivo e vero.
Ai suoi figli che chiedono guarigioni e prodigi, il Signore chiede di rinnovare i voti e le promesse battesimali. (Il Signore nella sua misteriosa pedagogia ci sta già conducendo dalla Galilea a Gerusalemme?)

"(Dio) vuole che tutti gli uomini siano salvati
e arrivino alla conoscenza della verità"

(1 Timoteo, 2, 4-7)

Poi Gesù è passato in mezzo al suo popolo e ha curato ferite, ha accarezzato i cuori infranti, ha guarito malattie fisiche e spirituali, ha donato speranza, ha dispensato gioia.

"Io sono la luce del mondo; 
chi segue me non camminerà nelle tenebre,
ma avrà la luce della vita"

(Gv 8, 12)

Come sempre il Signore conferma con la sua parola i prodigi che compie.


Pomeriggio - PREGHIERA

Lo Spirito Santo che ha suscitato questa comunità si effonde su tutta l'assemblea. Viene annunciato dai fratelli: gioisci, esulta, figlia di Sion, perchè lo Spirito Santo ha fatto grandi cose per te. Come le sentinelle del mattino, annunciamo la venuta del Signore, che vuole donare gioia. Il popolo di Dio è in festa e, come Maria, magnifica il Signore per le meraviglie che ha compiuto.
"Noi non vogliamo capire, vogliamo entrare nella nube della non conoscenza dove il canto dello Spirito ci rivelerà tutto. Ascolteremo la tua voce e questo ci basta."
Maria ci invita ad essere docili allo Spirito e ci accoglie nel suo grembo come bambini.

"E tu, Betlemme, terra di Giuda
non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda"
(Mt 2,6)

Maria viene nella nostra povertà e con la sua dolcezza crea un ponte tra noi e Gesù. Nelle sue braccia troviamo la forza di ascoltare la voce di suo Figlio che ci chiede di fare la volontà del Padre. Per l'intercessione di Maria vengono guarite ferite di abbandono, solitudine e orfanezza.

"Non prego solamente per questi,
ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me.
Come tu, Padre, sei in me e io in te,
siano anch'essi in noi una cosa sola
…
e il mondo sappia che Tu mi hai mandato
e li hai amati come hai amato me"
(Gv, 17, 20-23)

Nello spirito dei carismi di Maria la comunità chiede il dono particolare dell'unità e dell'umiltà, per essere l'uno servo dell'altro. Per la preghiera di Maria, il Signore rinnova per la comunità il carisma dell'intercessione. Diventiamo Maria che prega ed intercede per ognuno.

"Un cieco
…
«Figlio di Davide, abbi pietà di me»."
(Lc 18, 32)

Il Signore opera guarigioni nelle famiglie e nelle genealogie.


Inizia la RAPPRESENTAZIONE.

Questa è la continuazione della preghiera. È costituita da numerose scene di vita reale, in cui ritorna l'invito di queste giornate di Convegno a seguire Gesù fino alla fine, anche e soprattutto nelle difficoltà e nelle avversità, perchè è Lui che prende su di sé i nostri pesi. 
Particolarmente toccanti le musiche e i canti che hanno sottolineato il profondo contenuto dei testi. Abbiamo vissuto momenti di particolare intensità, sia nella scena di Maria che nel silenzio è venuta a donarci il figlio, sia quando è stata evocato il manifestarsi dello Spirito in un vento leggero, perchè, ha spiegato don Fabio, è il suo parlare sottovoce che ci attira all'ascolto.

Quarto giorno

26 APRILE - QUARTO GIORNO DI CONVEGNO

La nostra preghiera i lode sale al Signore che ci invita a lasciarci ancora più trasformare, guarire e plasmare. Gesù è vivo! Noi preghiamo un Dio vivo, un Dio che ascolta, che accoglie, che si china, che interviene nella vita di chi a Lui si rivolge. Si unisce la nostra lode alla lode degli angeli e dei santi, la potenza di Dio scende sull'assemblea e risplende. Gesù si pone davanti ad ognuno come un salvatore personale. Lo sguardo di Gesù cattura il nostro sguardo, "c'è solo il mio sguardo nel tuo e non ho bisogno di altro."
Ora possiamo trasmettere l'amore ricevuto, ora che ogni cosa riprende forma nell'amore di Cristo.Il Signore ricostruisce ciascuno nell'ascolto. È un rinnovamento della chiamata della Comunità Maria: "Andate.. nel mio nome scaccerete i demoni, imporrete le mani e i malati guariranno..." (Mc 16)


CELEBRAZIONE EUCARISTICA ED OMELIA DI DON FABIO

Don Fabio ci parla attraverso i bambini, radunati numerosi sotto il palco e, citando la lettura "Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro" chiede ai bambini: vi piacerebbe fare apparire Gesù? E cosa si deve fare per farlo apparire? Dopo vari tentativi, arriva la risposta giusta: per farlo apparire bisogna raccontare di lui. Raccontate dunque l'esperienza che avete fatto di Gesù, perché questo racconto rende presente Gesù, perché questo racconto salva il mondo. Però ai discepoli accade una cosa molto brutta, prosegue don Fabio: accade che loro non lo riconoscono, e pensano che Gesù sia un fantasma. Come fantasma etereo, incorporeo, non ha concretezza, e perciò non può cambiare, toccare la realtà umana. I discepoli avevano creduto, sperato nella salvezza, gli avevano dedicato la vita, e ora che era morto rimaneva loro solo il suo fantasma. Avevano perduto tutto, avevano perduto la fede e ogni speranza. 

Anche oggi molti affermano in teoria che Gesù è vivo e risorto, ma in realtà lo pensano un po' come un fantasma e cioè un'illusione, una fantasia. A questi disperati, delusi e abbandonati Gesù dice "toccatemi" e vedrete che ho carne ed ossa, che sono concretezza e realtà. Toccare Gesù vuol dire fare un'esperienza di Lui, non accontentarsi del sentito dire, ma sperimentare nella carne la sua potenza. Toccatelo, e scoprirete anche voi che potete fidarvi, che veramente vi dà la gioia e la salvezza.

Ancora oggi Gesù mostra agli uomini le sue ferite. Cosa significa? È segno che lui è veramente morto. E soprattutto che è morto per salvarmi. Quindi, se Lui è veramente morto, io sono veramente salvo. Allora anche noi potremo dire: "non mi ha amato per scherzo!". Le ferite di Gesù sono il segno del suo amore. Cambia tutto!! Se Gesù è morto per me, se mi ama così tanto, allora qualcosa di buono c'è in me, allora valgo qualcosa, e cosa m'importa più del giudizio del mondo o di altro. Essere amati così cambia la vita, se Gesù mi ama allora sono in una botte di ferro e, come si dice a Roma, "chi m'ammazza più??!?".

Il Vangelo racconta che Gesù mangia con loro. Vuol dire che vuole essere intimo con loro, con noi. E infine dà un mandato: "di questo voi siete testimoni". Siete testimoni che è risorto, che non è un fantasma, appare e cammina e mangia insieme a noi. Non possiamo delegare questo mandato di testimonianza, se non siamo capaci di dirlo, possiamo sempre testimoniarlo con l'amore.

Dunque di questo voi siete testimoni: è risorto, ci ha salvato, ci ama, è qui, ci manda. E allora basta stare ripiegati! Basta guardare al proprio ombelico come fosse il centro del mondo! Su la testa! Dritta la schiena, e dite e tutti che Gesù è risorto.

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“Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato, sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato. E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno“.
(Mc 16,15-18)

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